Presbiacusia: quando l’udito cala con gli anni (e cosa fare davvero)

“Ci sento bene, è che la gente oggi parla veloce.” Lo sento dire spesso, nel mio studio a Mantova. Di solito da persone di 60-70 anni, ancora in piena attività: lavorano, guidano, vanno a cena con gli amici. E che, piano piano, cominciano a fare un po’ più fatica a seguire i discorsi.

Questo calo ha un nome: presbiacusia. Non è una malattia rara e non è una condanna. È un cambiamento normale, che però conviene conoscere per tempo. In questo articolo ti spiego cos’è, come riconoscerla e cosa si può fare, con parole semplici.

Cos’è la presbiacusia

La presbiacusia è il calo dell’udito che arriva con gli anni. Succede un po’ come con la vista da vicino: a un certo punto ci si accorge che il giornale va tenuto più lontano. Con l’udito è lo stesso, solo che ce ne si accorge molto più tardi.

Dentro l’orecchio ci sono delle cellule piccolissime che trasformano i suoni in segnali per il cervello. Con il passare del tempo alcune si consumano. Le prime a farlo sono quelle dei suoni acuti: le consonanti come la “s”, la “f”, la “t”, le voci dei bambini, il cinguettio degli uccelli.

Per questo chi ha la presbiacusia spesso dice: “Sento, ma non capisco”. Il volume c’è, ma alcune lettere si perdono e le parole diventano confuse. Ne ho parlato anche nell’articolo Sento ma non capisco.

Quanto è comune

Molto più di quanto si pensi. Secondo la ricerca Censis del 2019, in Italia circa 7 milioni di persone hanno problemi di udito. Una ricerca più recente (Anovum – EuroTrak Italia 2025) mostra quanto conta l’età:

  • tra i 55 e i 64 anni dice di sentire meno circa 1 persona su 7;
  • tra i 65 e i 74 anni, circa 1 su 5.

Quindi, se ti succede, non sei un caso strano. Sei in buona compagnia, anche tra persone molto attive.

I primi segnali

La presbiacusia arriva piano, nel corso di anni. Per questo spesso se ne accorgono prima i familiari o i colleghi. I segnali più comuni:

  • al ristorante o in un locale affollato fai fatica a seguire chi ti sta di fronte;
  • in riunione chiedi di ripetere, oppure annuisci senza aver capito tutto;
  • al telefono certe voci sono più difficili da capire di altre;
  • la televisione la tieni più alta di chi è in casa con te;
  • in auto, con più persone che parlano, perdi il filo del discorso;
  • la sera, dopo una giornata di chiacchiere, ti senti più stanco del solito.

Uno di questi segnali da solo non dice molto. Se ti riconosci in due o tre, vale la pena fare un controllo. Puoi cominciare anche da casa con il nostro test dell’udito online.

Perché non conviene aspettare

Chi sente meno tende ad aspettare. Secondo EuroTrak 2025, di solito passano dai 2 ai 6 anni tra quando ci si accorge del problema e quando si fa qualcosa. E il 67% di chi alla fine ha preso un apparecchio acustico dice: “Avrei dovuto farlo prima.”

Aspettare ha un costo, anche se non si vede subito:

  • Fatica: capire con un udito che cala chiede più sforzo. È per questo che la sera si è più stanchi.
  • Vita sociale: piano piano si evitano le cene, le feste, le riunioni. Non per scelta, ma perché “tanto non capisco”.
  • Lavoro: in riunione o con i clienti l’imbarazzo cresce, e si parla meno.
  • Il cervello: la Commissione Lancet sulla demenza (2024) mette la perdita d’udito tra i primi fattori di rischio che si possono evitare. Tenere il cervello “allenato” ad ascoltare è importante.

Cosa si può fare

La cosa più importante è capire bene cosa sta succedendo. Non tutti i cali di udito sono presbiacusia: a volte c’è un tappo di cerume, un’infiammazione o un’altra causa che si risolve in modo diverso.

Per questo da noi l’esame dell’udito dura un’ora. Altrove spesso si fa in 5-10 minuti. In un’ora possiamo:

  • ascoltare la tua storia e le situazioni in cui fai più fatica;
  • misurare non solo “quanto senti”, ma quanto capisci le parole, anche in mezzo al rumore;
  • capire se è davvero presbiacusia o se c’è un’altra causa.

Poi, con i risultati in mano, decidiamo insieme. A volte bastano dei consigli e un controllo nel tempo. A volte serve un apparecchio acustico. La nostra regola è semplice: l’apparecchio solo se e quando serve davvero.

Se serve, lo provi con calma: da noi la prova dura 90 giorni, con rimborso completo se non sei soddisfatto. Altrove di solito sono 30.

E diffida di chi promette di “far tornare l’udito come prima” con un prodotto miracoloso: ne ho scritto in Apparecchi acustici e pubblicità sensazionali: c’è il trucco?

Qualche abitudine che aiuta subito

  • Proteggi l’udito dal rumore: tagliaerba, attrezzi, concerti. I tappi costano poco e servono.
  • Al ristorante scegli un tavolo lontano dalla cucina e dalle casse della musica, con le spalle al muro.
  • Guarda in faccia chi parla: le labbra e le espressioni aiutano molto a capire.
  • Dillo: chiedere “puoi parlare un po’ più piano?” non è una debolezza. Chi ti vuole bene sarà contento di aiutarti.

Domande frequenti

La presbiacusia si può curare?

Le cellule dell’orecchio che si sono consumate non si rigenerano. Ma questo non vuol dire che non si possa fare niente. Si può capire bene la situazione, proteggere l’udito che resta e, se serve, aiutarlo. Prima si interviene, più è facile.

Se ho la presbiacusia devo per forza mettere l’apparecchio?

No. Dipende da quanto è il calo e da quanto pesa sulla tua vita. Lo decidiamo insieme, dopo l’esame, senza fretta.

A che età conviene fare il primo controllo?

Un buon momento è verso i 55 anni, anche se ti sembra di sentire bene. Così hai un punto di partenza con cui confrontare i controlli futuri. Prima, se noti uno dei segnali di cui ho parlato.

Ne parliamo insieme a Mantova

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Se vuoi approfondire, trovi tutto anche nel mio libro “I Segreti dell’Udito”, disponibile su Amazon.

Dr. Ronni Bottazzi, audiospecialista, Studio Udire Mantova

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