
Quando l’udito cala, il primo ostacolo quasi mai è tecnico: è emotivo. In tanti anni di lavoro ho visto persone aspettare cinque, dieci anni prima di fare un controllo, solo perché non si sentivano pronte ad ammettere il problema. Capire cosa succede nella testa di chi sente poco, e di chi gli sta accanto, è il primo passo per uscirne.
Il calo dell’udito è una condizione di salute, non una colpa
Secondo lo studio Censis “Il valore sociale dell’audioprotesi” (2019) in Italia circa 7 milioni di persone hanno problemi di udito, e circa 7 su 10 non usano alcun apparecchio. Non è un problema raro, non è una vergogna e non riguarda solo gli anziani (ne parlo in Sentire poco è da vecchi?). È una condizione di salute come un’altra, e come tale va affrontata. Qui trovi i dati completi del Censis.
Le 5 fasi che vive chi sente poco
Chi scopre di avere un calo dell’udito attraversa spesso un percorso simile a quello di altre malattie. Non tutti passano da ogni fase, e la velocità cambia da persona a persona, ma riconoscerle aiuta.
1. Negazione. “Io sento bene, sono gli altri che parlano male.” “Basta che alzino la voce.” “Alla mia età è normale.” È un modo per proteggersi, ma se dura troppo fa perdere tempo prezioso.
2. Rabbia. Fastidio verso il problema, o verso chi lo fa notare. Spesso nasce dal pregiudizio che sentire poco voglia dire essere vecchi.
3. Minimizzazione. Si cercano scorciatoie: cuffie per la TV, amplificatori da farmacia, il rimedio “miracoloso” sentito da un conoscente. Si vuole tornare alla normalità senza cambiare nulla. Sono soluzioni che spesso peggiorano la situazione: qui spiego quando gli accessori acustici sono utili e quando no.
4. Tristezza. Quando il problema diventa innegabile possono arrivare sconforto, chiusura, frasi come “sono da buttare”. In questa fase non basta rassicurare: serve vicinanza.
5. Accettazione. La persona riconosce il problema. Da qui le strade sono due: arrendersi, oppure decidere di risolverlo. È il momento in cui conviene muoversi, con la persona giusta.

Cosa prova chi sente poco (e spesso non dice)
Molti miei pazienti, una volta presa confidenza, raccontano una cosa simile: “Io sto nel mio silenzio. Se mi parli, devo fare molta attenzione per capirti. Se non capisco devo farti ripetere, e mi pesa. Se capisco male, faccio una brutta figura.” Così chi parla diventa quasi un disturbo, e piano piano si evitano cene, riunioni, telefonate.
È una fatica continua: si legge il labiale, si indovina dal contesto, si arriva a fine giornata stanchi. Nel tempo questo isolamento pesa sull’umore, sulle relazioni e, secondo molti studi, è uno dei motivi per cui il calo dell’udito non trattato è considerato un fattore di rischio per il declino cognitivo.
Se il problema riguarda un tuo familiare
- evita il tono di rimprovero (“non senti mai niente!”): spinge a chiudersi;
- porta esempi concreti e calmi: “ieri mi hai chiesto di ripetere tre volte”, “la TV la teniamo più alta di prima”;
- ricorda che lo fai perché gli vuoi bene, non per prenderlo in giro;
- proponi un controllo, non un apparecchio: è più facile dire sì a un test che a una protesi;
- accompagnalo alla visita: due persone ricordano più cose di una.
Sordità non vuol dire per forza apparecchio
Molti rimandano perché pensano: “se vado, mi mettono l’apparecchio”. Non è così. L’apparecchio acustico è l’ultima soluzione, non la prima. In alcuni casi, se si interviene presto, è possibile migliorare l’udito anche senza apparecchio. Ed è proprio aspettando che spesso ci si arriva per forza.
Anche lo stile di vita conta: alimentazione equilibrata, movimento, protezione dal rumore e controlli regolari aiutano a mantenere l’udito nel tempo. Non esiste la pillola magica: il primo “toccasana” sono le nostre abitudini.
Il primo passo è semplice
Non serve decidere subito niente. Serve solo sapere come stanno le cose. Puoi iniziare dal nostro test di autovalutazione dell’udito (5 domande), poi fare un controllo completo.
Allo Studio Udire, a Mantova dal 1982, la prima consulenza è gratuita: ascoltiamo la tua storia, facciamo un test completo e capiamo insieme se e come possiamo aiutarti. Chiamaci allo 0376 321304 o fissa un appuntamento.
Dr. Ronni Bottazzi, audiospecialista, Studio Udire Mantova

