Come migliorare l’udito anche senza apparecchi acustici: intervista al Dr. Bottazzi

Ho avuto il piacere di parlare di udito e prevenzione al quotidiano “La voce di Mantova”. Ti riporto l’articolo di seguito. Abbiamo parlato delle tre buone abitudini per mantenere un buon udito e dei motivi che spingono le persone a non portare l’apparecchio acustico.

“La prevenzione diventa sempre più importante per gli italiani che ad oggi, secondo le ricerche nazionali, si dichiarano fortemente interessati alla propria salute e al suo mantenimento nel tempo. Ne parliamo col Dr. Bottazzi dello Studio Udire, che ha sede in Via Bonomi 9 a Mantova.

Dr. Bottazzi, che cosa nota riguardo le nuove abitudini dei mantovani?

Notiamo un abbassamento d’età in chi inizia ad avere problemi d’udito. Spesso lo stress lavorativo e lo stile di vita moderno ci mettono in contatto con fattori di rischio che trascuriamo creando problemi. Nel contempo le persone sono sempre più sensibili e attente ai temi della salute, questo è dovuto all’ampia informazione sul tema e a professionisti del settore qualificati.

Fortunatamente, nel tempo si è affermata sul campo la figura dell’audiospecialista che è di supporto al paziente nel prevenire problemi futuri. La prevenzione è sempre la soluzione migliore per chi vuole vivere a lungo e in salute ma ci siamo resi conto che l’adulto in età lavorativa è la fascia di età che più trascura il proprio udito.

L’audiospecialista applica anche l’apparecchio acustico?

È abilitato dalla legge e collabora a stretto contatto con l’otorinolaringoiatra. Personalmente ritengo l’apparecchio acustico come l’ultimo dei rimedi possibili e solo quando il paziente è davvero motivato a intraprendere questa strada. Mediamente in 7 casi su 10 riusciamo a risolvere problemi uditivi senza l’uso di apparecchi acustici, tutto dipende da quando il paziente decide di interessarsi al proprio udito: più aspetta peggio è.

Sentiamo tutti i giorni parlare di nuove tecnologie ma nonostante questo sono ancora moltissimi i pazienti che smettono di portare ausili uditivi dopo 3/6 mesi dall’acquisto.

Accennava prima a una questione anagrafica riguardo la sordità, ce la può spiegare?

Ancora oggi si associano i problemi uditivi alla vecchiaia ma non è così: l’età media dei miei pazienti è di 55 anni, di certo ben lontano dall’essere considerate persone anziane. Queste persone hanno tendenzialmente uno stile di vita attivo con hobby, interessi, alcuni fanno attività fisica in modo continuativo.

E’ per questo che a tutti i nostri pazienti consigliamo di seguire le tre abitudini per il buon udito. Come prima cosa è fondamentale prevenire il calo uditivo evitando l’esposizione continuativa a forti rumori e a situazioni di rischio. È un errore pensare che “fa lo stesso”, “a me non succede”, ecc.

L’acufene (una sorta di fischio all’orecchio n.d.r.), per esempio, è un segnale molto importante sulla salute del nostro orecchio che molto spesso ignoriamo. È buona abitudine usare il buon senso e ascoltare i segnali del proprio corpo, anche se ritengo che delle tre abitudini la terza sia la più importante e la meno seguita.

Come fate ad aiutare tutte queste persone senza applicare apparecchi acustici?

Tutto dipende da quanto è grave il problema e per quanto tempo è stato trascurato. A seconda dell’esigenza e attraverso i risultati che otteniamo dagli esami, è il paziente che dice a noi se possiamo aiutarlo: non è solo un problema di possibilità ma anche di motivazione ad agire da parte del paziente. Ricordiamo sempre che i problemi uditivi riguardano il singolo ma i loro effetti ricadono su tutte le persone con cui il paziente interagisce.

Spesso sfogliando i giornali, la pubblicità passa il messaggio che l’unico rimedio ai problemi uditivi è l’apparecchio acustico ma non è così. Giustamente il paziente teme di spendere tanti soldi senza risolvere o peggio di non riuscire a portare l’apparecchio acustico, per questo viene proposta la prova gratuita dell’apparecchio che a mio avviso non è per niente vantaggiosa per il paziente. Se sono abituato a monitorare la situazione uditiva attraverso visite di controllo periodiche non ho nulla da temere per il mio futuro.

Purtroppo, le persone tendono ad interessarsi alla propria salute quando notano problemi e non prima. Fare controlli dell’udito periodici è sicuramente la seconda buona abitudine che evita di dover mettere l’apparecchio acustico perché esistono tanti rimedi e tante soluzioni alternative se il problema è lieve o moderato.

Perché dice che la prova gratuita dell’apparecchio non è vantaggiosa per il paziente?

Premetto che stimo tutti coloro che cercano di aiutare le persone a tornare a sentire bene, il problema è che dipende tutto dalle esigenze del paziente. Se lo scopo è “sentire i suoni intorno a noi ad un volume maggiore” va bene qualsiasi tecnologia uditiva. Il problema è quando il paziente vuole tornare a capire perfettamente la parola per cui necessita di una soluzione uditiva nata e studiata per il suo caso. La prova gratuita dell’apparecchio dimostra semplicemente che “quando lo porto sento di più di quando sto senza”.

Per questo non è necessario fare la prova perché è una cosa che si sa già. In più, nonostante la serietà e professionalità di molti audioprotesisti, se è vero che la prova è senza impegno e il paziente può restituirla senza costi, vuol dire che quello stesso apparecchio acustico può essere potenzialmente utilizzato più volte da più persone. Questo presuppone a diversi problemi: come è stato igienizzato quell’apparecchio acustico prima della prova? Quando viene venduto, come fa il paziente a sapere se sta comprando un’apparecchio acustico nuovo? In Udire evitiamo la prova dell’apparecchio ma garantiamo il risultato finale: il nostro è un lavoro eseguito anatomicamente su misura per il condotto uditivo di quel singolo paziente e nessuno prima di lui ha mai utilizzato quella tecnologia.

Il 97,3% dei nostri assistiti si ritiene pienamente soddisfatto del servizio: posso dire che non è assolutamente bravura quanto precisione nell’individuare come risolvere il problema. La prova gratuita dell’apparecchio può essere idonea per chi ha poche esigenze uditive come ad esempio l’anziano che vuole sentire più forte la televisione e ha un problema trascurato da decenni. Bisogna essere coscienti che però non è garanzia di successo e il paziente si deve accontentare dei risultati; questo spesso non succede e molte persone smettono di utilizzare l’apparecchio acustico durante il primo anno di utilizzo. Dovrebbe sempre essere spiegato dal professionista il limite della scelta che propone.

Quali sono secondo lei i motivi che spingono il paziente a smettere di portare l’apparecchio acustico?

I motivi possono essere diversi, alcuni imputabili al professionista altri al paziente. Sicuramente il professionista deve saper fare il suo mestiere e ascoltare le esigenze del paziente. Se un centro per l’udito pubblicizza l’apparecchio acustico probabilmente ha solo quel tipo di soluzione da offrire, per cui il paziente sa già cosa si sentirà dire.

Come già detto, preferisco valutare prima tutte le altre possibili soluzioni se il problema è lieve o moderato. Inoltre il professionista deve essere sincero nell’informare il paziente dei risultati ragionevolmente ottenibili per non creare false aspettative e questo va fatto prima di chiedere denaro al paziente. Anche la tecnologia fa la differenza. Purtroppo si tende a pensare che l’ultima tecnologia nata sia la migliore per tutti ma non è così.

Questo viene percepito vedendo le numerose pubblicità sull’argomento: la tecnologia è lo strumento che utilizziamo per risolvere le esigenze del paziente ma non esiste l’apparecchio acustico “migliore”, esiste piuttosto la miglior soluzione al problema di quel paziente. Certo che, a questa responsabilità del professionista, va aggiunta quella del paziente che deve lasciarsi consigliare: se il professionista propone una soluzione e il paziente ne preferisce un’altra è evidente che manca la fiducia tra i due. In quel caso meglio interrompere il rapporto prima di dare un solo euro perché l’insuccesso è garantito per entrambi. Un altro aspetto da prendere in considerazione è la motivazione del paziente.

Può esserci professionalità, la tecnologia più adatta al paziente ma serve sempre una persona motivata a seguire i consigli dell’audiospecialista. È inutile andare dal medico e chiedere la cura per poi non seguirla lamentandosi del fallimento. L’ultimo fattore e forse il più importante è quello temporale: quando il paziente decide di interessarsi al proprio udito. Se c’è un problema uditivo i primi ad accorgersene sono i familiari mentre il diretto interessato tende a minimizzare.

Più questa fase è lunga, più aumenta il rischio di dover ricorrere all’apparecchio acustico. È tipico il “io sento bene ma le persone mangiano le parole” oppure “se parlano più persone non riesco a capire quello che dicono”. Questi sono i segnali che bisogna subito interessarsi al proprio udito facendo prevenzione e continuare ad eseguire test periodici anche quando è tutto a posto.

Trovo molto interessante la questione dello smettere di portare l’apparecchio acustico e della possibilità di evitarlo. Potete dare un consiglio ai nostri lettori?

Guardi, la migliore pubblicità che ci ha sempre contraddistinto è quella dei nostri pazienti che, soddisfatti, hanno trovato ciò che cercavano. Il primo appuntamento è gratuito perché ci serve per capire la situazione iniziale e conoscere le esigenze del paziente. Essendo ogni caso diverso, in quella occasione spieghiamo la terza abitudine per il buon udito e per evitare l’apparecchio acustico.

Possiamo farlo solo col paziente davanti perché è un consiglio personalizzato e quindi dipende dai casi. Per chi sta bene e vuole continuare così e per chi sa di avere qualche problema e vuole evitare l’aggravamento consiglio di fare prevenzione. Invito tutti i vostri lettori a contattarci allo 0376321304 o scriverci tramite il nostro sito www.studioudire.it per un incontro gratuito. Ricordiamo sempre che vivere bene vuol dire anche sentire bene.”

Compila il form sottostante per richiedere una consulenza uditiva gratuita.

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